Workshop: Bisogni complessi e integrazione professionale sociosanitaria e socio-educativa

Da anni nel nostro paese si dibatte sull’integrazione fra mondi professionali, in particolare in campo sociosanitario: è un confronto oggi più che mai necessario e utile, sia per sperimentare forme di partecipazione sempre più allargata sia per evitare inutili sprechi legati alla sovrapposizione e ripetitività degli interventi.

Per disegnare il welfare di domani è necessario allora trattare questo tema seguendo due possibili direzioni di pensiero Con l’evoluzione dei bisogni e delle culture professionali il lavoro sociale è andato progressivamente caratterizzandosi come sociosanitario e socio educativo e la dimensione dell’integrazione è andata assumendo valore e frequenza crescenti. Ciò che fino a qualche anno fa veniva considerato semplice servizio socio assistenziale oggi richiede sensibilità e competenze integrate, nei diversi settori di intervento: disabili, minori, anziani non autosufficienti, stranieri, adulti in difficoltà, persone con problemi di salute mentale ecc.

In questa direzione le professioni si sono via via attrezzate per condurre un lavoro integrato, spesso anche prima che a livello istituzionale e organizzativo si prevedessero forme di integrazione codificata (norme, protocolli ecc.). Oggi i professionisti del sociale e del sociosanitario (e in particolare le professioni più forti quali gli psicologi, gli assistenti sociali e gli educatori) da una parte si trovano “sul fronte”, ad affrontare gli effetti di una crisi economica e sociale lunga e profonda che li mette quotidianamente in contatto con problemi gravi e crescenti, dall’altra si trovano ad affrontare tali situazioni con poche risorse, spesso precarie.

Nel corso della mattinata il convegno Disegnamo il welfare di domani tratterà questa contraddizione tra bisogni sociali emergenti e riduzione delle risorse messe a disposizione per far fronte ai segnali sempre più evidenti di disagio sociale e di povertà. I professionisti impegnati in situazioni così difficili, possono avere la tentazione di ‘rassegnarsi’ , lasciar correre, ‘vedere’ lo stretto necessario e intervenire su quello: è un gesto, comprensibile, che però limita il senso dell’intervento. Non si può stare a guardare, come se il professionista fosse più un osservatore passivo che un agente di cambiamento e di mediazione tra le contraddizioni Così facendo il professionista si adatta alle situazioni di crisi su cui è invece chiamato a intervenire.

È allora utile incontrarci e, all’interno di una prospettiva costruttiva, scambiarci esperienze e proposte che ci consentano di continuare ad essere agenti presenti, attori di creatività cambiamento innovazione nei contesti in cui operiamo.

Nel corso del workshop intendiamo interrogarci sull’evoluzione della pratica di intervento sociosanitario e socio educativo, riflettendo sulle competenze che attraverso la formazione e la pratica si sono negli ultimi tempi sviluppate, rinforzando le professioni tradizionali (assistente sociale, psicologo, educatore) con nuove modalità di interazione fra di loro e attivando nuove funzioni professionali (counsellor, mediatore, facilitatore, valutatore, social planner ecc..) che si affiancano alle professioni tradizionali, integrandole, e a volte modificandone i confini e arricchendone le prospettive di sviluppo.

Introdurranno il dibattito gli Interventi programmati di:

  • Ugo De Ambrogio – Introduzione al Workshop
  • Katja Avanzini – Sviluppo delle professioni sociali tra integrazione programmazione e gestione
  • Dela Ranci – Il Servizio immigrati della cooperativa Terrenuove di Milano: un processo di integrazione sul territorio
  • Teresa Bertotti – Il coordinamento come funzione di integrazione socio sanitaria nella protezione del minore